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Melania Mazzucco
Melania G. Mazzucco, 37 anni, romana, ha esordito nel 1996 con il romanzo Il bacio della Medusa, finalista al Premio Strega e al Viareggio, a cui sono seguiti La camera di Baltus, ancora finalista allo Strega, e Lei così amata, vincitore fra gli altri del Premio Napoli e del Premio Vittorini 2000. Il suo ultimo romanzo Vita si è aggiudicato il Premio Strega 2003.
Per raccontare la storia e i sogni di Vita e Diamante, Melania Mazzucco ha scavato tra memoria e ricordi familiari, facendo emergere aneddoti, volti, voci, rimpianti e illusioni. E ha così portato alla luce le vite di quei milioni di uomini e donne che fra l'Ottocento e il Novecento hanno attraversato l'Oceano alla ricerca di una nuova storia e di un nuovo futuro.

Un buon romanzo secondo Balzac ha sempre due personaggi ben riusciti: il protagonista e la città in cui si svolge la storia. Vita ne ha tre. Vita e Diamante, i due ragazzini protagonisti, e New York, la 'città delle occasioni', all'inizio del secolo scorso. Quali sono gli elementi che distinguono un buon libro da un grande romanzo?
Non ho mai pensato che esista una formula magica - altrimenti, basterebbe conoscerla per applicarla. Credo invece che un romanzo - grande o soltanto buono - sia il risultato di un'alchimia complessa, la fusione di elementi eterogenei e tutti essenziali. Personaggi memorabili - in un certo senso mitici. Un mondo, un luogo, una geografia dello spazio (può essere una città o un paesaggio, la New York di Manhattan Transfer o il West di Meridiano di sangue, la Russia sconfinata del Dottor Živago o l'Amazzonia della Casa Verde, oppure un luogo, come il collegio del Giovane Törless, o la casa aristocratica di Quel che resta del giorno). Scene, azioni, gesti che non si possono dimenticare e ci rivelano qualcosa di noi. La visione del mondo dell'autore. Un'idea delle cose, degli uomini, della vita.
Per me, ciò che distingue davvero un buon libro da un grande romanzo è la durata. Un buon libro dura una stagione, qualche anno, una generazione. Poi scompare nel terribile nulla della letteratura morta. Un grande romanzo è per ogni generazione, per tutti gli anni, forse per sempre - esso è qualcosa senza il quale il nostro modo di vedere il mondo è più povero.

Nel romanzo, accanto alla storia di Vita e Diamante se ne affiancano altre cronologicamente spostate rispetto alla principale. Mischiati nella trama si trovano anche i documenti e il materiale di ricerca da lei utilizzato per costruire questa grande storia familiare e, in qualche modo, nazionale. Quanto c'è di vero, documentato e inventato nel suo romanzo?
Il romanzo è basato su una storia vera - quella di Diamante e di Vita e di tutti coloro con i quali hanno vissuto. Ho 'cercato' questa vera storia, inseguendola nelle pieghe del tempo, accumulando tutto ciò che poteva serbare una traccia di loro - tracce private (lettere, cartoline, diari) e pubbliche (ritagli di giornale, certificati di nascita e matrimonio, censimenti, passaporti, abbonamenti alle linee tramviarie, tessere politiche e via dicendo). Ma anche semplici oggetti, come un paio di occhiali o una targa di rame. Queste tracce documentarie mi raccontavano qualcosa - talvolta mi facevano scoprire vicende che ignoravo, talvolta mi rivelavano che ciò che mi era stato raccontato non era mai accaduto, ed era frutto invece di una leggenda, di una invenzione. Allora ho capito che ciò che vogliamo far sapere di noi è importante quanto ciò che ci è davvero accaduto perché in esso, nella sua 'favola' ci riconosciamo. E ho lavorato al romanzo nello stesso modo. "Vita" è pieno di verità, di fatti reali, di storie davvero accadute - e anche di leggende, di invenzioni, di "menzogne".

Oggi l'Italia è per migliaia di immigranti quello che l'America è stata per milioni di italiani a cavallo tra l'Otto e il Novecento. In che cosa la nostra intolleranza si differenzia da quella dell'America dell'inizio del secolo scorso?
L'intolleranza non si differenzia in nessun modo. Si basa sui pregiudizi più vieti e sulle paure più ancestrali: non evolve. Il pregiudizio nei confronti del diverso - di chi non è simile a noi per aspetto, lingua, costumi, religione - al più cambia bersaglio, ma la sostanza è identica. Anche il razzismo è lo stesso. E non è consolante sapere che chi è stato discriminato in passato può discriminare in futuro - e questo gli pare il segno del suo progresso sociale.

L'intervista continua su www.ilcircolo.com

 
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