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Prima del gelo
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di Henning Mankell
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| Nel suo cervello i pensieri erano come una pioggia di faville roventi, un dolore quasi intollerabile. Doveva cercare di stare calmo, capire da dove nasceva quella sofferenza. Trovò subito la risposta. Nasceva dalla paura. La paura che Jim liberasse i cani e li sguinzagliasse sulle sue tracce, come se fosse stato un capo di selvaggina spaventato e in fuga. Lo terrorizzavano più di ogni altra cosa, i cani di Jim. Per tutta la lunga notte fra il 18 e il 19 novembre, quando non ebbe più la forza di correre e si nascose dietro il tronco imputridito di un albero abbattuto dal vento, gli parve di sentirli che si avvicinavano. Jim non permette mai a nessuno di farla franca, pensava. L'uomo che avevo deciso di seguire perché sembrava colmo di un amore sconfinato e divino ha dimostrato di essere completamente diverso e ha assunto l'aspetto della sua stessa ombra o del diavolo contro cui ci metteva in guardia, il demonio egoista che ci impedisce di servire Dio. Ciò che credevo fosse amore si e mutato in odio. Avrei dovuto capirlo. Jim stesso ce l'ha fatto capire, ci ha dato la verità, non tutta in una volta, ma come una rivelazione da interpretare. Né io né gli altri, però, abbiamo voluto sentire ciò che stava nascosto fra le parole. La colpa è mia, della mia cecità. Quando lui teneva i suoi sermoni non parlava soltanto della preparazione spirituale a cui ognuno di noi deve sottoporsi prima che venga il giorno del giudizio. Diceva anche che dovevamo essere pronti a morire in qualunque momento. Tese l'orecchio nell'oscurità. Udiva forse i latrati distanti dei cani? No, erano soltanto dentro di lui, prigionieri del suo stesso terrore. La sua mente confusa ritornò a ciò che era accaduto a Jonestown. Doveva cercare di capire. Jim era il loro capo, la loro guida, il loro pastore. L'avevano seguito durante l'esodo dalla California, quando non avevano più potuto sopportare la persecuzione delle autorità e dei mass media. In Guyana avrebbero realizzato il sogno di una vita nel nome della libertà, di Dio e della fratellanza di tutte le creature. All'inizio avevano pensato di aver trovato il loro paradiso, ma poi qualcosa era cambiato. Forse non era qui in Guyana che avrebbero potuto realizzare il loro grande sogno? Forse erano minacciati come in California? Forse sarebbero stati costretti non solo a lasciare quella terra, ma anche a rinunciare alla vita, per suggellare il loro patto con Dio. «Ho visto al di là dei miei stessi pensieri» aveva detto Jim. «Ho visto più lontano di quanto abbia mai fatto prima. Il giorno del giudizio è imminente. Se non vogliamo essere trascinati nell'orribile gorgo, dobbiamo morire. Solo morendo potremo sopravvivere.» | | La lettura continua su www.clubdeglieditori.com |
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