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Quando ho aperto gli occhi
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di Nicholas Sparks
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| Erano passati esattamente quaranta giorni dall'ultima volta che aveva tenuto la mano a suo marito, pensò Julie Barenson mentre contemplava fuori dalla finestra le vie deserte di Swansboro, nel North Carolina. Faceva freddo: da una settimana il cielo era coperto e ora la pioggia tamburellava lieve contro i vetri. Gli alberi spogli protendevano nell'aria gelida i rami contorti come lunghe dita artritiche. Aveva messo una musica natalizia, immaginando che a Jim avrebbe fatto piacere sentirla, e in sottofondo si udiva la voce di Bing Crosby che cantava White Christmas. Aveva anche pensato di fare l'albero in suo onore, ma quando infine si era decisa, non erano rimasti che gli ultimi abeti rinsecchiti messi a disposizione gratis fuori dal supermercato. Lo aveva addobbato comunque, senza entusiasmo, e poi era rimasta lì seduta a fissarlo. Le era difficile provare qualsiasi emozione da quando Jim era morto. Aveva solo venticinque anni ed era già diventata vedova, una parola che odiava in tutte le sue implicazioni. Evitava accuratamente di pronunciarla e, quando la gente le chiedeva come stava, scrollava le spalle in silenzio. Anche se a volte provava l'impulso di rispondere in tono aspro. Volete davvero sapere come mi sento da quando un tumore al cervello mi ha tolto mio marito? avrebbe voluto replicare. Ecco come. Jim è morto e, ora che non c'è più, sono morta anch'io. Era quello che la gente voleva sentirsi dire? si chiedeva. Oppure erano solo in cerca di rassicurazioni? Me la caverò. È difficile, certo, ma ce la farò. Grazie dell'interessamento. Probabilmente avrebbe dovuto interpretare il ruolo del soldatino coraggioso, ma non se la sentiva. Era più semplice e più sincero scrollare le spalle in silenzio. In fondo era convinta che non si sarebbe mai ripresa. Spesso temeva di non riuscire ad arrivare alla fine della giornata senza crollare. Soprattutto in serate come quella. Appoggiò la mano alla finestra vicino al divano dove c'era il riflesso delle luci dell'albero e avvertì il freddo del vetro contro la pelle. Mabel l'aveva invitata a cena, ma lei aveva cortesemente declinato. Lo stesso avevano fatto Mike, Henry ed Emma, ma aveva detto di no pure a loro. Tutti avevano capito, anche se era evidente che nessuno dei suoi amici riteneva saggio che rimanesse a casa da sola. E forse avevano ragione. Dentro casa ogni cosa che vedeva, toccava, persino gli odori le ricordavano Jim. I suoi vestiti occupavano ancora metà dell'armadio, il suo rasoio era sul lavandino del bagno, accanto al portasapone, e l'ultimo numero di Sports Illustrated era arrivato per posta il giorno prima. In frigo c'erano due bottiglie di Heineken, la sua birra preferita. Quel pomeriggio, quando le aveva viste sul ripiano, aveva mormorato tra sé: «Jim non le berrà mai», poi aveva richiuso il frigo e vi si era appoggiata contro scoppiando in lacrime. | | La lettura continua su www.clubdeglieditori.com |
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